Il gioco non è solo un passatempo: per molti bambini nello spettro autistico è un modo concreto per allenare comunicazione, attenzione condivisa, imitazione e tolleranza ai cambiamenti. Scegliere i giochi giusti può rendere più semplice la partecipazione e ridurre la frustrazione, soprattutto a casa.
Da dove partire
Osserva come il bambino gioca, non solo cosa sceglie. Alcuni bambini preferiscono attività ripetitive, altri cercano movimento, altri ancora si bloccano davanti a giochi troppo complessi o rumorosi. Queste informazioni sono utili per adattare l’attività senza forzare.
- Se evita i giochi di gruppo, inizia con attività in coppia e tempi brevi.
- Se si frustra facilmente, proponi giochi con regole semplici e risultato immediato.
- Se cerca stimoli sensoriali, alterna gioco calmo e movimento.
Giochi utili, in pratica
Non servono strumenti costosi. Spesso funzionano meglio materiali semplici, prevedibili e visivamente chiari.
- Costruzioni: aiutano pianificazione e motricità fine.
- Puzzle brevi: allenano attenzione e problem solving.
- Giochi a turni: favoriscono attesa e reciprocità.
- Libri illustrati: utili per nominare oggetti, emozioni e azioni.
- Giochi simbolici guidati: piccoli scenari con pupazzi, cucina o animali per stimolare l’immaginazione.
Come renderli davvero accessibili
Molti bambini nello spettro partecipano meglio quando l’attività è chiara e prevedibile. Può aiutare:
- mostrare il gioco prima di iniziare;
- ridurre rumore e distrazioni;
- usare istruzioni brevi, una alla volta;
- chiudere l’attività con un segnale stabile, per esempio “ancora un turno e finiamo”;
- rinforzare il tentativo, non solo il risultato.
Se il bambino usa immagini, gesti o dispositivi di comunicazione aumentativa, integra il gioco con questi strumenti: chiedere, scegliere e commentare durante l’attività aiuta più di una semplice esecuzione meccanica.
Quando coinvolgere i professionisti
Se il gioco resta molto rigido, se il bambino non tollera il turno, non imita o non condivide interesse, vale la pena parlarne con neuropsichiatra infantile, psicologo, terapista occupazionale e logopedista. Interventi come ABA, ESDM, terapia occupazionale e logopedia possono essere adattati proprio attraverso il gioco, con obiettivi concreti e misurabili.
Il gioco efficace non è quello “perfetto”, ma quello che permette al bambino di sentirsi sicuro, capito e un po’ più competente ogni giorno.
Un aiuto anche per la famiglia
Per i genitori può essere utile tenere un piccolo diario: quali giochi attirano di più, quali situazioni causano stress, quanto dura la partecipazione, quali aiuti funzionano meglio. Queste note sono preziose anche per condividere osservazioni con la scuola o con il centro che segue il bambino.
Se servono supporti, in Italia è possibile fare riferimento alla presa in carico del SSN, ai percorsi abilitativi territoriali e, per l’inclusione scolastica, alla normativa sui bisogni educativi e al PEI. Anche le associazioni di famiglie possono offrire orientamento pratico e gruppi di confronto.
Con piccoli adattamenti, il gioco può diventare un’occasione quotidiana di crescita, relazione e benessere. Ogni bambino ha il suo ritmo: partire da ciò che riesce a fare oggi è spesso il modo migliore per aiutarlo a fare un passo in più domani.
