Il gioco non è solo un passatempo: per molti bambini nello spettro autistico è un modo concreto per allenare comunicazione, attenzione condivisa, imitazione e tolleranza ai cambiamenti. Scegliere i giochi giusti può rendere più semplice la partecipazione e ridurre la frustrazione, soprattutto a casa.

Da dove partire

Osserva come il bambino gioca, non solo cosa sceglie. Alcuni bambini preferiscono attività ripetitive, altri cercano movimento, altri ancora si bloccano davanti a giochi troppo complessi o rumorosi. Queste informazioni sono utili per adattare l’attività senza forzare.

  • Se evita i giochi di gruppo, inizia con attività in coppia e tempi brevi.
  • Se si frustra facilmente, proponi giochi con regole semplici e risultato immediato.
  • Se cerca stimoli sensoriali, alterna gioco calmo e movimento.

Giochi utili, in pratica

Non servono strumenti costosi. Spesso funzionano meglio materiali semplici, prevedibili e visivamente chiari.

  • Costruzioni: aiutano pianificazione e motricità fine.
  • Puzzle brevi: allenano attenzione e problem solving.
  • Giochi a turni: favoriscono attesa e reciprocità.
  • Libri illustrati: utili per nominare oggetti, emozioni e azioni.
  • Giochi simbolici guidati: piccoli scenari con pupazzi, cucina o animali per stimolare l’immaginazione.

Come renderli davvero accessibili

Molti bambini nello spettro partecipano meglio quando l’attività è chiara e prevedibile. Può aiutare:

  1. mostrare il gioco prima di iniziare;
  2. ridurre rumore e distrazioni;
  3. usare istruzioni brevi, una alla volta;
  4. chiudere l’attività con un segnale stabile, per esempio “ancora un turno e finiamo”;
  5. rinforzare il tentativo, non solo il risultato.

Se il bambino usa immagini, gesti o dispositivi di comunicazione aumentativa, integra il gioco con questi strumenti: chiedere, scegliere e commentare durante l’attività aiuta più di una semplice esecuzione meccanica.

Quando coinvolgere i professionisti

Se il gioco resta molto rigido, se il bambino non tollera il turno, non imita o non condivide interesse, vale la pena parlarne con neuropsichiatra infantile, psicologo, terapista occupazionale e logopedista. Interventi come ABAESDM, terapia occupazionale e logopedia possono essere adattati proprio attraverso il gioco, con obiettivi concreti e misurabili.

Il gioco efficace non è quello “perfetto”, ma quello che permette al bambino di sentirsi sicuro, capito e un po’ più competente ogni giorno.

Un aiuto anche per la famiglia

Per i genitori può essere utile tenere un piccolo diario: quali giochi attirano di più, quali situazioni causano stress, quanto dura la partecipazione, quali aiuti funzionano meglio. Queste note sono preziose anche per condividere osservazioni con la scuola o con il centro che segue il bambino.

Se servono supporti, in Italia è possibile fare riferimento alla presa in carico del SSN, ai percorsi abilitativi territoriali e, per l’inclusione scolastica, alla normativa sui bisogni educativi e al PEI. Anche le associazioni di famiglie possono offrire orientamento pratico e gruppi di confronto.

Con piccoli adattamenti, il gioco può diventare un’occasione quotidiana di crescita, relazione e benessere. Ogni bambino ha il suo ritmo: partire da ciò che riesce a fare oggi è spesso il modo migliore per aiutarlo a fare un passo in più domani.

Di trgtkls

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